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La guida in montagna

Apriamo la sezione dedicata ai “personaggi” che si occupano di sicurezza stradale con un istruttore/pilota e professionista di comprovata esperienza, esperienza che proviene dalle gare, da tutti i chilometri percorsi su strada e, anche, dalla sua professione (da carrozziere, infatti, il suo lavoro inizia -in sostanza- al termine di un incidente stradale!). A Elio mi sembra quasi scontato, visto che vive e lavora a più di 500 metri di quota, chiedere un breve intervento sulla guida in montagna, vediamo che consigli ci da!

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La guida in montagna
di Elio Tinello De Caneva
Professione: Carrozziere
Istruttore di guida dal 1999

 

 

La guida in montagna è resa difficile dalla tipologia delle strade (salita/discesa, curve, strada stretta, strada sporca, ecc.).
Qualcuno si chiede quale marcia uso in salita o in discesa?
In salita userò una marcia che consenta al motore di avere un margine di potenza e, se posso (diminuisce la pendenza), aumento di una marcia per far riposare il motore.
In discesa, invece, userò una marcia che abbia abbastanza freno motore da consentirmi di non usare i freni.
Una buona indicazione è che la marcia che userò per salire andrà bene anche per scendere, ma bisogna comunque prestare attenzione al peso dell’auto. Se anche con una marcia bassa l’auto va troppo su di giri e devo comunque frenare, le mie frenate saranno brevi ma robuste, così che l’impianto frenante abbia il tempo di raffreddarsi. Se, anche così, mi accorgo che sto surriscaldando l’impianto, faccio delle soste avendo l’accortezza, quando mi fermo, di muovere l’auto avanti e indietro per 1/2 minuti.
Ricordiamo comunque che l’olio dei freni non è eterno e va sostituito periodicamente.
Nelle curve starò il più possibile a destra, ma attenzione! Il bordo della strada potrebbe avere dei sassi taglienti che rovinerebbero le gomme o potrebbero esserci degli ostacoli (ad esempio dei ciclisti, di cui devo valutare la velocità in base alla mia).
Inoltre in montagna le strade possono essere più scivolose (pioggia, neve, ghiaccio), perciò le mie manovre dovranno essere più morbide. (volante – freno – acceleratore) Programmerò ogni manovra per tempo. Se piove starò attento all’aquaplaning e, nel caso in cui io lo subisca:
1) alleggerirò la pressione del piede sull’acceleratore in modo da diminuire la velocità;
2) terrò il volante dritto e non frenerò. Devo tenere conto, infatti, che l’auto sarà portata a sbandare verso la pozza che sto attraversando, dunque, devo contrastare la tendenza del volante a girare da quella parte.
A proposito di guida in montagna, vorrei raccontare un aneddoto.
La mia prima auto da patentato è stata una Simca Rallye 2 che dopo infiniti tormenti ero riuscito a farmi vendere da un amico.
Per chi non sa che auto sia, posso dire che è l’auto che disegnano i bambini di tre anni, però, a sua discolpa, ha il motore dietro, la trazione anche e 90 cv, che non erano pochi all’epoca.
Partendo, naturalmente, per Casera Razzo, mi sono ripromesso controsterzi infiniti e velocità da rally mondiale.
Come potete facilmente intuire l’arroganza del giovane neo patentato si è subito scontrata con la realtà dell’inesperienza e così ogni curva è diventata un calvario, la macchina non voleva assolutamente girare e, se girava, girava troppo (sottosterzo sovrasterzo) . Siccome di spostare i pesi e di anticipare la sterzata (quest’ultima da fare solo con scarsa aderenza) non ne sapevo nulla, la serata si è conclusa con un duro colpo al mio ego.
A distanza di 30 anni l’ego è ritornato alla grande, ma non posso non pensare che una serata del genere avrebbe potuto avere ben peggiori conseguenze.
La guida in montagna ha bisogno di esperienza e ci sono solo due modi per farla:
fare tanti chilometri, spendendo in benzina, usura dell’auto e incidenti, o più semplicemente facendo un corso di guida sicura con istruttori qualificati che sanno di cosa parlano.

Ringraziando Elio per il Suo prezioso intervento non mi rimane molto da aggiungere anche se, da giurista, Vi voglio ricordare l’art. 150 del CdS che spesso si dimentica, ma che è fondamentale per chi impegna una stretta e tortuosa strada di montagna; l’articolo citato dispone (per quanto di interesse) come “Sulle strade di montagna o comunque a forte pendenza, se l’incrocio con altri veicoli è malagevole o impossibile, il conducente che procede in discesa deve arrestarsi e accostarsi quanto più possibile al margine destro della carreggiata o spostarsi sulla piazzola, ove esista. Tuttavia, se il conducente che procede in salita dispone di una piazzola deve arrestarsi su di essa, se la strada è tanto stretta da rendere altrimenti necessaria la manovra in retromarcia.
Quando la manovra di retromarcia si rende necessaria, i complessi di veicoli hanno la precedenza rispetto agli altri veicoli; i veicoli di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t rispetto a quelli di massa complessiva a pieno carico fino a 3,5 t; gli autobus rispetto agli autocarri. Se si tratta di veicoli appartenenti entrambi alla medesima categoria tra quelle suddette, la retromarcia deve essere eseguita dal conducente del veicolo che procede in discesa, a meno che non sia manifestamente più agevole per il conducente del veicolo che procede in salita, in particolare se quest’ultimo si trovi in prossimità di una piazzola.”

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