La Prima proposta di liberalizzazione

La prima proposta di un testo organico per la modifica del CdS

 

 

Correva l’anno 2005 (15 giugno) quando il dott. Rossi, partecipando ad una trasmissione televisiva (clicca qui per vedere l’articolo), rendeva pubblico il suo progetto di modifica del Codice della Strada “attraverso una proposta di legge ad iniziativa popolare” (raccolta di firme da parte degli appassionati e deposito del progetto di legge in Parlamento).

 

Fino ad allora * le uniche proposte (es. proposta di modifica del solo art. 78) che erano state redatte prevedevano piccole modifiche alle disposizioni del Codice della Strada e non tenevano in considerazione la complessità della materia che si articolava tra gli articoli del Codice, del Regolamento di attuazione e delle circolari ministeriali (oltre a regolamenti interni, “usi e consuetudini”).

 

Dopo un anno di lavoro, attraverso lo studio comparato della normativa tedesca (es. TUV) e della normativa italiana, il giurista friulano presenta il Suo progetto sulla rivista Elaborare GT (novembre 2006), la “proposta” prevedeva la nascita di 4 procedure di omologazione-certificazione destinate sia alle parti dei veicoli sia ai veicoli in unico esemplare (per la sintesi delle procedure clicca qui).

 

In autunno si inizia ad organizzare una struttura (con la redazione di EE e alcuni esterni) che sia in grado di raccogliere 50.000 firme, in meno di 6 mesi, per proporre il testo in Parlamento.

 

Il progetto era ardito perché gli appassionati di personalizzazioni (tuning-customizzazioni-elaborazioni) sono centinaia di migliaia in tutta Italia ma raccogliere le firme era molto complesso, in estrema sintesi il procedimento era il seguente:

-bisognava raccogliere le firme in meno di 6 mesi;

-ai “banchi” per la raccolta delle sottoscrizioni doveva essere presente un notaio, un cancelliere del Tribunale o un “messo comunale”;

-raccolte le sottoscrizioni i moduli con le firme, suddivisi per Comune di residenza, dovevano essere inviati al sindaci dei rispettivi comuni per la certificazione.

 

Il progetto viene pubblicizzato anche in rete e raccoglie il sostegno degli appassionati di tuning che, sospesi tra probabile legalità e sanzioni delle forze dell’ordine, sono favorevoli alla proposta e alle procedure indicate nel testo redatto dal giurista (il documento è pubblicato su internet e raccogliendo centinaia di visite diventa un valido esempio di proposta redatta in articoli -ed organica- per la legalizzazione del mercato della personalizzazione a livello nazionale).

 

A gennaio 2007 quando si stavano definendo gli ultimi dettagli della struttura che doveva raccogliere le sottoscrizioni necessarie l’On. Bersani (ex. Ministro delle att. prod.) deposita in Parlamento il “pacchetto liberalizzazioni Bis.” che contiene un articolo destinato alla liberalizzazione del mercato della personalizzazione (tuning e customizzazioni).

 

Vista la proposta di legge sottoscritta da alcuni Ministri, tra cui l’On. Bersani, che aveva buone possibilità di diventare legge (considerato che era una proposta del Governo) e accertate le difficoltà pratiche del procedimento a sottoscrizione popolare, si decide di abbandonare il progetto e di attendere l’emanazione della proposta governativa.

 

Nel mese di giugno del 2007, però, l’articolo dedicato alle elaborazioni, contenuto nel disegno di legge Bersani, viene stralciato in aula e la liberalizzazione del settore diviene nuovamente argomento di attualità.

 

>> Per visualizzare l’intervista al dott. Rossi sull’argomento clikka qui <<

 

 

*Nella denegata ipotesi in cui vi fossero state “proposte” di legge organiche redatte in articoli (modifica dell’intero sistema che regola le omologazioni non di un solo articolo o di una serie casuale di disposizioni) si comunichi via e-mail, all’indirizzo indicato nella pagina “Contattami” del presente sito.
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